Quando un cliente non paga, la prima reazione è scrivere una lettera di sollecito pagamento. Ma una sola non basta quasi mai: serve una sequenza con il tono giusto in ogni fase, dal promemoria gentile alla messa in mora formale. In questa guida trovi 4 fac simile pronti da copiare, con spiegazioni su quando usarli e come non sbagliare i toni.

Quando inviare una lettera di sollecito di pagamento

La regola d'oro è iniziare presto e con tono morbido. Aspettare 60 giorni per il primo sollecito è uno degli errori più costosi che fanno le PMI italiane: più tempo passa, più cala la probabilità di incasso. Una buona sequenza di solleciti segue questo schema:

  • Primo sollecito — entro 7-10 giorni dalla scadenza, tono gentile (promemoria)
  • Secondo sollecito — 20-30 giorni dalla scadenza, tono fermo
  • Ultimo sollecito — 45-60 giorni, preavviso di messa in mora
  • Messa in mora — oltre 60-90 giorni, raccomandata A/R o PEC, riferimenti normativi

Ogni fase ha uno scopo preciso. Saltare uno step (per esempio passare direttamente dalla telefonata informale alla messa in mora) abbassa il tasso di recupero e rovina la relazione con il cliente. Le 4 fasi sono anche l'impalcatura su cui sono costruite le policy automatiche di IncassaFlow.

Fac simile 1 — Primo sollecito (tono gentile)

L'85% dei pagamenti in ritardo si recupera in questa fase, perché spesso si tratta solo di una dimenticanza o di un'email persa. Il tono deve essere quello di un promemoria, non di un'accusa. Una frase come "siamo certi si tratti di una svista" lascia al cliente la porta aperta per pagare senza imbarazzo.

Oggetto: Promemoria fattura n. 2026/042 — scadenza 15/05/2026

Gentile [Nome Cliente],

speriamo che tutto proceda bene. Vogliamo segnalarle che la fattura n. 2026/042 del 15/04/2026, dell'importo di € 1.250,00, risulta ancora insoluta dopo la scadenza prevista del 15/05/2026.

Siamo certi si tratti di una semplice svista. Le saremmo grati se potesse procedere al pagamento nei prossimi giorni tramite bonifico sulle coordinate riportate in fattura.

Se ha già provveduto, la preghiamo di considerare questa comunicazione come non avvenuta e di scusarci per il disturbo.

Per qualsiasi chiarimento siamo a disposizione.

Cordiali saluti,
[Nome Azienda]

Cosa includere sempre nel primo sollecito

  • Numero e data della fattura
  • Importo esatto
  • Data di scadenza originale
  • Modalità di pagamento (riferimento al bonifico in fattura)
  • Una via d'uscita "senza colpa" (la svista, l'email persa)

Fac simile 2 — Secondo sollecito (tono fermo)

Se dopo 2-3 settimane non ci sono risposte, è tempo di alzare il registro. Il secondo sollecito non è ancora un ultimatum, ma comunica con chiarezza che la situazione è monitorata e che servono azioni concrete. Qui si possono iniziare a menzionare gli interessi di mora ex D.Lgs. 231/2002 nelle transazioni commerciali B2B.

Oggetto: Sollecito di pagamento fattura n. 2026/042 — scaduta da 30 giorni

Spett.le [Nome Cliente],

in riferimento alla nostra precedente comunicazione del [data primo sollecito], rileviamo che la fattura n. 2026/042 di € 1.250,00, scaduta il 15/05/2026, risulta tuttora insoluta.

La invitiamo a provvedere al pagamento entro e non oltre il [data + 10 giorni]. Trascorso tale termine senza riscontro saremo costretti a calcolare gli interessi di mora previsti dal D.Lgs. 231/2002 sulle transazioni commerciali, oltre alle spese di recupero.

Qualora vi fossero contestazioni sull'importo o sulla fornitura, la preghiamo di segnalarcele entro lo stesso termine così da poter trovare insieme una soluzione.

Distinti saluti,
[Nome Azienda]

Fac simile 3 — Ultimo sollecito prima della messa in mora

Il terzo sollecito è l'ultima occasione amichevole. Deve comunicare con linguaggio inequivocabile che, in assenza di pagamento, si procederà con le azioni legali. Aggiungere un termine specifico (es. "entro 7 giorni dal ricevimento") rende la comunicazione rilevante anche dal punto di vista probatorio.

Oggetto: Ultimo sollecito — preavviso di messa in mora — fattura n. 2026/042

Spett.le [Nome Cliente],

nonostante i precedenti solleciti del [data 1] e del [data 2], la fattura n. 2026/042 di € 1.250,00, scaduta il 15/05/2026, risulta ancora insoluta.

Con la presente la diffidiamo a corrispondere quanto dovuto entro 7 giorni dal ricevimento di questa comunicazione, tramite bonifico bancario sulle coordinate riportate in fattura.

Trascorso inutilmente tale termine, saremo costretti — senza ulteriori avvisi — a procedere con la formale messa in mora ai sensi dell'art. 1219 c.c. e, se necessario, a tutelare i nostri diritti nelle competenti sedi giudiziarie, con aggravio a vostro carico di tutti gli interessi, le spese legali e i costi di recupero.

Confidiamo ancora in una rapida definizione bonaria della questione.

Distinti saluti,
[Nome Azienda]

Quando inviare l'ultimo sollecito via PEC

A partire dal terzo sollecito è consigliabile usare la PEC o la raccomandata A/R. Servono due cose: dare valore legale alla comunicazione e creare prova della data certa di ricezione. Le email ordinarie restano valide ma offrono meno tutele in caso di causa.

Fac simile 4 — Messa in mora (raccomandata o PEC)

La messa in mora è un atto formale ex art. 1219 c.c. che fa scattare ufficialmente la responsabilità del debitore. Da questo momento decorrono interessi di mora più alti e si interrompe la prescrizione del credito. Va inviata sempre via raccomandata A/R o PEC.

Oggetto: Atto di costituzione in mora ex art. 1219 c.c. — fattura n. 2026/042

Spett.le [Nome Cliente],
[Indirizzo completo del debitore]

La presente per costituirvi formalmente in mora, ai sensi e per gli effetti dell'art. 1219 e seguenti del codice civile, per il mancato pagamento della fattura n. 2026/042 del 15/04/2026, di € 1.250,00, scaduta il 15/05/2026.

Vi invitiamo, pertanto, a corrispondere la somma di € 1.250,00, oltre agli interessi di mora maturati e maturandi ai sensi del D.Lgs. 231/2002, entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della presente, tramite bonifico bancario sul conto IBAN [iban].

In difetto, ci vedremo costretti ad adire le vie legali per il recupero forzoso del credito, con aggravio a vostro carico di tutte le spese di procedura, interessi e diritti.

Con riserva di ogni azione e diritto, distintamente salutiamo.

[Luogo, data]
[Nome Azienda] — [Legale rappresentante]

Elementi obbligatori della messa in mora

  • Riferimento normativo esplicito (art. 1219 c.c.)
  • Identificazione completa di creditore e debitore
  • Importo dovuto e titolo (numero fattura, contratto)
  • Termine certo per il pagamento (di norma 15 giorni)
  • Riserva di azione giudiziale
  • Invio tramite raccomandata A/R o PEC per la prova della ricezione

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Email, PEC o raccomandata: cosa scegliere

La scelta del canale dipende dalla fase. Ecco una regola pratica:

  • Email + WhatsApp — primi due solleciti. Veloci, economici, alta probabilità di lettura. WhatsApp ha tassi di apertura del 90%+ contro il 20-25% dell'email.
  • PEC — dal terzo sollecito in poi. Valore legale, costo zero per chi già ha la PEC aziendale.
  • Raccomandata A/R — messa in mora, se il cliente non ha PEC. Costa qualche euro ma è ineludibile in giudizio.

Un errore comune è inviare la messa in mora via email ordinaria: in caso di causa, dimostrare che il debitore l'ha ricevuta diventa complicato.

Errori da evitare nelle lettere di sollecito

  1. Aspettare troppo per il primo sollecito. Dopo 60 giorni la probabilità di incasso scende sotto il 50%.
  2. Stesso tono per tutti i solleciti. Un secondo sollecito che ripete il primo non comunica nulla di nuovo: il cliente capisce che non c'è una vera escalation.
  3. Minacce esagerate nei primi step. "Procederemo con avvocati" al primo sollecito brucia la relazione.
  4. Errori sui dati della fattura (numero, importo, scadenza). Danno al cliente un appiglio per contestare e guadagnare tempo.
  5. Niente data certa di ricezione per gli ultimi solleciti e la messa in mora. Senza prova della consegna, dal punto di vista legale è come non aver mai sollecitato.

Come automatizzare l'invio dei solleciti

Scrivere e inviare manualmente 4 lettere per ogni fattura scaduta è insostenibile oltre i 20-30 clienti attivi. Per questo le PMI italiane stanno passando a strumenti come IncassaFlow, che configurano una sola volta la sequenza e poi inviano automaticamente i solleciti agli intervalli giusti, con il tono giusto, sui canali giusti.

In pratica: importi le fatture, definisci una policy (es. "1° sollecito a +7 giorni via email tono gentile, 2° a +21 via email+WhatsApp tono fermo, 3° a +45 via PEC tono ultimatum"), e da quel momento il sistema lavora in background. Quando il cliente paga, i solleciti successivi vengono automaticamente sospesi. Quando risponde, l'AI classifica la risposta (promessa di pagamento, contestazione, richiesta info) e ti avvisa.